Ad un anno dall’inizio di questa mia avventura, ho
deciso di aprire un piccolo blog, spinta dalla vostra “fame” di notizie e dalla
mia voglia di metterle su un piatto! Troverete ricette, consigli, viaggi
culinari, curiosità, la mia storia col cibo e nel cibo. Dedicarsi al social è
un lavoro impegnativo, ma spero di riuscire a portare avanti anche questa
mission.
Il buon cibo, soprattutto quello della tradizione,
mi è sempre piaciuto e le mie origini siciliane ne sono l’elemento
giustificativo fondamentale. In realtà in famiglia non ho avuto tanti esempi di
passione per la cucina. L’unica che mi incuriosiva sempre tanto era la zia
Lina, nonché anche mia madrina di cresima, perché era ed è una grande cuoca
casalinga. Quando da piccola andavo a trovarla la domenica pomeriggio, lei era
subito pronta a confezionare un dolce in quattro e quattr’otto, sempre con lo
sbattitore alla mano. Inoltre lei, assieme ad altre zie, era quella che si
dedicava alla preparazione dei mega pranzi natalizi o pasquali, in cui a casa
della nonna paterna eravamo sempre almeno una trentina di persone a tavola.
Anelletti al forno, polpettoni, pasticcio di lasagne, falsomagro e, ovviamente,
dolci a gogo. Ecco, per certi versi potrei dire di aver preso un po’ da lei:
adoro avere sempre ospiti a casa, preparo spesso per gli altri e confeziono
dolci last second quando devo rilassarmi. (Devo necessariamente menzionare mia
mamma per avermi insegnato a fare i carciofi “col tappo” e la pasta con i
broccoli “arriminati”, nonché la buonanima della zia Nunzia, perché grazie a
lei posso dire di saper fare un’ottima caponata siciliana, e la zia Conci, per
la lavorazione della ricotta per i cannoli e le cassate!).
Ad un certo punto della mia vita mi sono trasferita
a Milano in cerca di lavoro. Ero da sola, condividevo la casa con altre tre
ragazze, nessuna di loro cucinava e anche io non avevo tanta voglia di
prepararmi la cena. Mi concedevo un pasto dignitoso solo in pausa pranzo, con
le colleghe. Ho cominciato ad instaurare un rapporto col cibo “al bisogno” e
non sano. Avevo abbandonato in Sicilia i miei affetti più cari, i miei
genitori, il mio fidanzato, la mia casa, la mia terra.
Ma finalmente arriva il momento in cui anche il mio
fidanzato mi raggiunge a Milano. Dopo un anno ci sposiamo e da qui in poi
scatta quel qualcosa che mi ha portato ad essere un’amante della cucina, quella
buona e genuina. Perché mio marito voleva fare lo chef, ma per svariati motivi
non gli è stato permesso… E allora abbiamo unito le due cose: la sua voglia
repressa e il mio bisogno di accostarmi ad un qualcosa che avevo messo da
parte. Abbiamo cominciato a sperimentare, ad assaggiare, a mangiare, a gustare…
Poi leggere, studiare, formarsi su alcune tecniche: tutto un susseguirsi di
esperienze che mi hanno portato, con la collaborazione e la regìa di mio
marito, a questa esperienza fantastica.
Caratterialmente
sono stata sempre un tipo riservato, discreto, molto emotivo. Ma dopo qualche anno di mia
permanenza al nord, vuoi per le esperienze lavorative, vuoi per i contatti con
nuove persone, ho cominciato a cambiare il mio atteggiamento verso me stessa e
verso gli altri. Mi sono trasformata in una macchina da guerra che non si ferma
davanti a nulla, che deve avere sempre tutte le ore della giornata impegnate su
diversi fronti.
Ho deciso
di voler trasferire dunque questa storia d’amore e di passione agli altri,
cercando di trasmettere questo principio: cucinare non significa per me creare
semplicemente qualcosa di buono da mangiare. Soprattutto quando è fatto per gli altri,
lo vedo come espressione di me stessa, come una forma di comunicazione. A volte
non si trovano le parole e solo il cibo può comunicare ciò che si intende dire.
Cosa faccio quando sento il bisogno di sfogarmi per diminuire lo stress di una
giornata lavorativa “pesante”? Abbandono la scrivania e mi tuffo tra i fornelli,
così non spreco il mio tempo a rimuginare sui miei pensieri negativi!
Per me il cibo ha un significato sia fisico che emotivo, dunque. Il
bello di cucinare una pietanza è quando si vuole condividerla con altre persone
e sperare che l’apprezzino. Da questa frase nasce il mio social eating, in cui mi
cimento a pensare alle ricette nel loro insieme, al piatto nel suo insieme, a
cosa servirà, a chi sarà destinato e al momento in cui sarà condiviso: la vita
sociale si concentra spesso attorno ad un tavolo. Interessante per me si rivela
anche andare a cucinare a casa degli altri: sentire dalla cucina i commenti dei
commensali, interagire con loro, vivere il loro appagamento e vedere come la
condivisione del cibo intensifica e accresce le relazioni.
Concludo, condividendo e riportando due citazioni lette qualche giorno
fa, che ho fuso in una sola frase: “In molte culture, in molti paesi, il cibo è
un’autentica espressione d’amore. È il modo in cui fai capire alle persone che ti circondano che non ti sono
affatto indifferenti. Avere amore per il cibo significa quindi voler bene a
coloro per cui stai cucinando e anche a te stesso”.
Buona cucina!
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