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Il mio secondo social eating


Sabato sera secondo appuntamento del mio social eating: come al solito, una serata da non dimenticare.
Questa volta il tema era il giro di risotti, piatto molto più consumato al nord Italia e che ho imparato ad apprezzare e a cucinare dopo il mio trasferimento da Siracusa a Desio. In Sicilia il riso si utilizza quasi esclusivamente per le arancine. Lo troviamo nei menù dei ristoratori, in sostituzione della pasta per alcune tipologie di primi piatti, vedi ad esempio il risotto alla pescatora. Pochissimi in Sicilia vanno al ristorante per ordinare un risotto! Invece qui è tutto l’opposto. Anch’io, quando mi trovo fuori, tendenzialmente ordino un risotto al ristorante. Ne sono diventata una fan sfegatata e mi cimento a provare e testare ricette nuove e inusuali.
Per la serata di sabato ho lasciato scegliere ai miei ospiti quali risotti preparare, stilando una classifica tra quelli più gettonati. Al primo posto si è posizionato il risotto ai funghi, seguito da quello alla zucca e poi quello al finocchio. Il successo di questi piatti lo avrete potuto dedurre dalle recensioni dei commensali :-)

Ne approfitto per parlarvi appunto di questa moda del momento: il social eating.
Ormai anche il cibo è diventato social, così come è social il cuoco, presente sui social network. Capire cosa sia il social eating è molto più semplice se si illustra cosa esso sia in concreto. Il social eating nasce da questi presupposti di base: ci sono persone che amano cucinare, pur non trattandosi di cuochi professionisti, e desiderano organizzare pranzi o cene a casa propria; per contro, ci sono persone che pur amando moltissimo il cibo, sono restie a trascorrere molto tempo tra i fornelli, oppure non desiderano affatto cucinare, e vogliono che qualcuno lo faccia al loro posto. Queste due contrapposte esigenze si incontrano oggi in modo assai facile perché, grazie al social eating, offerta (coloro che organizzano pranzi o cene) e domanda (coloro che parteciperebbero volentieri a tali eventi) possono incontrarsi senza alcuna difficoltà.
La mia casa si trasforma dunque in un piccolo ristorante dove propongo le mie specialità a turisti, avventori o semplici curiosi, trattati come ospiti personali, però paganti. Basta avere un po’ di spazio in casa, passione per la cucina, doti comunicative e il gioco è fatto! L’attività di preparare pranzi o cene a casa propria dietro il corrispettivo di un compenso sta letteralmente esplodendo e ha facilitato l’incontro tra la figura sempre più in voga del cuoco social e i clienti in cerca di una serata intima e diversa, in cui richiedere un menù personalizzato e il trattamento esclusivo di uno chef personale. Meglio mangiare in casa insomma, ma di un altro però! Si mangia bene, a prezzi più contenuti rispetto ai veri ristoranti, ma la vera molla è la “convivialità”, perché il social eating non è soltanto buon cibo a tavola che i cuochi preparano per i propri ospiti. Il social eating è anche voglia di incontrare persone nuove e di estendere la propria rete di amicizie e conoscenze, di trascorrere del tempo con persone con cui si condividono passioni e persino occasione per trovare l'anima gemella. Perché alla base di questo fenomeno c'è anche, e soprattutto, la voglia di abbandonare lo schermo di un pc o di uno smartphone e tornare ad incontrarsi e a parlarsi vis à vis.

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